SummerWine Brewery Rouge

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Nato nel 2008, questo birrificio dello Yorkshire si situa di buon diritto nel (som)movimento new wave artigianale di stampo anglosassone, il giovane birraio James Farran sembra fermamente deciso nell’intento di rinnovare una tradizione culturale che fa delle birre “semplici da bere” uno dei punti cardine ponendo l’accento sull’utilizzo di materie prime “moderne”.

E’ così che ci troviamo ad assaggiare questa Rouge, amber ale dall’accento nettamente  americano; nel bicchiere si presenta con un bel ambrato carico lievemente velato, la schiuma è da manuale: bianca, fine e persistente. L’aspetto visivo si rivela impeccabile e  ci pone  nello stato d’animo ideale per affrontare questa birra.

Al naso il biglietto d’ingresso timbra un leggero caramello a cui si aggiunge in tutta la sua struttura aromatica una bella luppolatura a base di Simcoe e Cascade  che, immediatamente, dà il vìa ad un alternanza tra frutta rossa, fragola, litchies e agrumi. Con l’alzarsi della temperatura si presenta anche un leggero tocco di tabacco.

In bocca il corpo è medio e media è la carbonazione, la birra si ripropone coerentemente con gli aromi espressi e quindi  un attacco caramellato ed una presenza fruttatissima che precede un finale secco, erbaceo e molto persistente. Un’ ottima interpretazione dello stile, birra che offre una certa complessità sia gustativa che aromatica senza intaccare l’estrema bevibilità, adatta a tutte le stagioni, la porterei comunque in tavola alla prossima grigliata estiva. [dLc]

Nazione uk. ABV 5.8%. Servita a 9°

Corso avanzato Degustatore di Birra @ Torino

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Dal 24 febbraio a Torino, presso il pub Oro Birra il Corso Avanzato Degustatore di Birra, realizzato dal network Fermento Birra. 10 Imperdibili incontri tenuti da importanti esperti nazionali del settore e da alcuni dei birrai protagonisti dello scenario artigianale italiano. 30 i posti disponibili. Per info e prenotazioni eventi@fermentobirra.com

Tre libri, trè. Homebrewing!

Parliamo un po’ di libri..principalmente da una prospettiva che parte dalla (p)ossessione dell’homebrewing.
Sono fermamente convinto che il processo di degustazione, per quanto inficiato da carenze culturali se non addirittura fisiche, tragga enormi benefici dall’esperienza diretta di birrificiazione. Chiaramente il lavoro di un pro e di un hobbysta segue dinamiche molto diverse e le due figure  non sono sovrapponibili, però il sentire il profumo del malto appena macinato, toccare i luppoli fragranti o l’osservazione delle varie fasi della fermentazione apportano un grado di consapevolezza importante per chi volesse addentrarsi nel mondo brassicolo.
Ecco quindi alcuni dei libri che mi sono piaciuti di più negli ultimi tempi, partendo dai “monografici” ossia libri scritti da navigati homebrewers (in questo caso americani) e che hanno per tema un determinato stile.
Brown Ale: History, Brewing Techniques, Recipes di Jim Parker e Ray Daniels parla appunto di uno dei capostipiti debrown alegli stili anglosassoni in maniera molto approfondita, mettendo l’accento sulla deriva Americana ed arrivando ad evidenziare un sottogenere quale la Texas Brown Ale del quale non ero a conoscenza ( e neppure il BJGP pare). Si parte dalla storia dello stile, si passa poi ad analizzare le materie prime, i metodi di birrificazione e, colpo di scena, vi è un accenno sul food pairing e l’utilizzo della birra in cucina. Immancabili le ricette finali per cominciare a sperimentare un pò con stile.
Altro libro, stessa collana
Mild Ale: History, Brewing, Techniques, Recipes di David Sutula, libro molto simile al precedente mildsper struttura ed in parte argomenti. Trovo molto ben fatta la parte storica che riesce bene nell’impresa di spiegare le ragioni storiche e sociali che hanno portato all’evoluzione di questo stile, evidenziando l’esistenza di milds da sette gradi alcolici e di pale milds, di cui sospettavo solo l’esistenza. Anche quì vi è un’attenta analisi delle materie prime, del processo di produzione e si termina con delle ricette, alcune delle quali vanno molto indietro nel tempo.
Per terminare questa breve carrellata, al momento sto leggendo Yeast: The Practical Guide to Beer Fermentation di Jamil Zainasheff e Chris White. Data l’importanza e la competenza degli autori mi sono inoltrato, non senza timori, in un’argomento così specifico, fino ad ora le rare volte in cui ho provato a leggere dei testi sui lieviti mi sono sempre bloccayeastto dopo poche pagine, non avendo nessuna voglia di approfondire nozioni di microbiologia in maniera tecnica e approfondita. Il punto di forza di questo libro, invece, risiede innanzitutto nel fatto di essere un testo di essere diretto ai birrai, quindi ci si concentra sui lieviti per la produzione di birra e , inoltre, le nozioni di biologia sono scritte in maniera comprensibile a tutti cosa che ne rende la lettura risulta molto piacevole. L’argomento lieviti è sviscerato in tutte le sue forme,  dai tipi di lievito esistenti, alle condizioni che influenzano la fermentazione, al riutilizzo degli stessi e così via. Tre libri, editi dalla Brewer Publications  da mettere sotto l’albero.

Martedì 10 Dicembre 2013. Kuaska @ Black Barrells (TO)

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Kuaska per la prima volta al Black Barrels di Torino.
Straordinaria degustazione dell’intera produzione del nuovo progetto di un birraio innovatore, Renzo Losi
Sette birre originalissime:
Lemon Kolsh, 5% aromatizzata alla buccia di limone, all’epoca avrà circa un mese di botte.
Orange Kolsh,stessa birra,alla buccia di arancia, all’epoca avrà circa due mesi e mezzo.
Seconda Luna, più o meno ha l’eta della lemon,fa 5,2% ed è una golden ale con cascade 100%
Kriek dei Puffi, circa 5 mesi in legno, con ciliegie di verona
Vedova Nera 6,2%,circa 6 mesi, schwarzbeer all’amaro san simone
Nut-irish jinn 7%,ambrata aromatizzata al whisky.
Oca Elettrica 6,5%,,spontanea, avrà all’epoca circa 9 mesi in legno

Salumi e formaggi per rendere meno dura l’impresa:-)

Ospite (tra gli altri) Riccardino di Montegioco.

Costo 20 euro

info & prenotazioni
Tel: 011-5823028
info@blackbarrelsbeer.com

Chiacchiere di Birra…piccola introduzione al mondo della birra artigianale

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L’ass. culturale To.Beer in collabolazione con il circolo Convivium..Sapori Reali, ha il piacere di invitavi a “Chiacchiere di Birra” un ciclo di tre serate (martedì) di avvicinamento allo scoppiettante mondo della birra artigianale e di qualità.Il mini corso sarà strutturato nella seguente maniera:Primo incontro: Storia e tecniche di produzione della birra, una storia che va avanti da 6000 anni…

Secondo incontro: Gli stili birrari e la nuova onda italiana, daremo uno sguardo alle varie scuole di pensiero brassicole con un occhio di riguardo verso la florida scena italiana contemporanea.

Terzo incontro: La birra a tavola, è possibile portare la bevanda di cerere a tavola? Proveremo a svelare i trucchi e gli accorgimenti e scopriremo sorpendenti abbinamenti birra/cibo.

Ciascuna serata prevede la degustazione guidata di tre birre, la serata finale vedrà l’abbinamento delle birre con l’ ottimo cibo preparato dallo staff del Convivium

I relatori della serata saranno Diego Pizzuto, Elena Bellusci e Fulvio Cappellaro, appassionati degustatori ed indomiti divulgatori.

Costo del corso 50 euro per le tre serate oppure 20 euro per una serata singola.

Inizio del Corso previsto per Martedì 14 Gennaio 2014. Ore 21.30, il corso si svolgerà solo con il raggiungimento di un numero minimo di persone, la vostra adesione al momento è del tutto indicativa e non vincolante

Per Info e prenotazioni:
Convivium Sapori…. Reali
Circolo Gastronomico Culturale
Tel: +39.011.698.02.51
Email: info@conviviumsaporireali.it
Website: http://www.conviviumsaporireali.it/

To Øl SnowBall, una Saison (?) Brettata

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Prima di parlare di questa birra è d’obbligo spendere due parole sul movimento birrario del nord Europa e soprattutto sulla figura sempre più in voga del birraio gypsy (o contoterzista che dir si voglia).  Sembra, infatti, che negli ultimi tempi l’attenzione dell’avanguardia brassicola si sia spostata dagli Stati Uniti verso i paesi scandinavi che, presa la palla al balzo del rinascimento gustativo in atto a livello globale, non hanno esitato a buttarsi sul mercato in maniera cospicua estremizzando per quel che è possibile alcuni stili. Assistiamo allora ad Imperial Stout dalla consistente gradazione alcolica e dal colore a dir poco nero-inquietante e alle famose Double Imperial IPA con quantità di luppoli da far impallidire un luppoleto intero e che non di rado sfociano nell’effetto «mappazza». A ciò si aggiunga anche la tendenza portata in auge da Mikkeller di non avere impianti, ma scrivere le ricette su carta e farle fare ad altri birrai ed ecco che lo sconvolgimento delle regole di base è servito.

To Øl è uno degli attori principali di questa new wave scandinava  dal 2010 e questa Snow Ball fa parte della trentina di birre in produzione a nome del birrificio, una Saison dalla gradazione alcolica sostenuta per lo stile 8 % e con l’aggiunta di Brettanomyces.

Nel bicchiere il colore è ambrato carico, lievemente opalescente. La schiuma è fine, bianca e abbastanza persistente; il naso è molto fresco e pulito con un attacco biscottato a cui seguono note floreali (fiori bianchi) ed un bel agrumato che va a richiamare i luppoli americani utilizzati (Amarillo e Simcoe). Vi è anche una lieve nota lattica a ricordarci la presenza di lieviti selvaggi, manca del tutto la nota fenolica tipica delle Saison, nessuna traccia della caratteristica rusticità che tanto delinea lo stile.

In bocca il corpo è medio e la carbonazione alta, al gusto si ripropongono le note floreali e agrumate e finalmente si rivela la nota data dal bretta che si traduce in una leggera acidità probabilmente addomesticata dall’abbondante luppolatura.

Il finale è secco, non troppo (forse non abbastanza…), porta con sé note vegetali, una leggera astringenza ed una buona persistenza. L’alcool c’è pur non sentendosi minimamente.

Una birra ben fatta, bevibilissima e molto accattivante, il contrario di quello che mi sarei aspettato data la dicitura stilistica riportata in etichetta e la presenza dei lieviti selvaggi, sicuramente più vicina ad un’IPA che ad una Saison. [deLa]

Birrificio BlackBarrels. Nut – The Irish Jinn.

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Prima produzione del Renzo Losi in versione sabauda che mi trovo a recensire, la Nut (The Irish Jinn) è un’ American Pale Ale brassata presso il Birrificio Torino e maturata per due mesi nelle botti di rovere che albergano nella cantina  BlackBarrells.

Nel bicchiere la vista è molto piacevole: un bell’ambrato carico, sormontato da schiuma  fine, ocra e abbastanza persistente.

Al naso la birra si presenta particolarmente strutturata esibendo una luppolatura di stampo statunitense ben in evidenza, ed è tutto un alternarsi di sensazioni resinose, frutta rossa, agrumi (lime su tutto, ma anche pompelmo) a cui si va ad aggiungere la caratterizzazione della botte con sentori legnosi, una interessante nota salmastra ed un accenno di solvente che però non va ad inficiare le qualità aromatiche del prodotto.

In bocca il corpo è medio, la carbonazione bassissima, il chè rende la bevuta un po’ più impegnativa di quel che lo stile richiede; l’imbocco è caramellato e a metà palato ritroviamo il fruttato rigoglioso seguito da un piccolo warming alcolico.Colpisce il finale secco, potente, amaro (pompelmo) e leggermente salmastro.

Una birra decisamente interessante, si percepisce distintamente  la mano del birraio con il suo tocco anarchico in questa interpretazione “virulenta” dello stile APA. Consigliata in abbinamento a carni rosse alla brace e formaggi stagionati. [de:La]

Servita a 9°, ABV 7%.