Open Baladin. Torino.

“Torino tornerà la capitale. Della birra artigianale, naturalmente. È il momento della svolta. È il momento giusto per avviare un Open anche qui nel mio Piemonte”, effettivamente proprio in questi giorni mi è capitato di leggere e parlare di quanto e come Torino sia stata importante nella storia della produzione e della fruizione della birra.
Partendo dai ricordi pionieristici di Sandro Merlano (Birra Pasturana) e dei suoi primi furiosi escursus nel mondo brassicolo qui in città, passando all’articolo della Stampa dedicato alle nuove leve Fabio Ferrua e Riccardo Miscioscia, in cui si parla di una Torino in grado di produrre  più birra di Monaco, lo sbarco del locale di Teo Musso chiude il cerchio, o almeno l’intenzione sembra quella di voler investire fortemente in una realtà abbastanza ostica.Immagine
Dal mio punto di vista Torino è una città che negli anni non ha saputo nè crearsi un festival birrario autoctono degno di nota e neppure tenersi il Festival IBF di Paolo Polli, naufragato alla seconda edizione. Una città in cui l’unico beershop “puro” è relegato in quel di Rivoli (Bir&Flut) mentre in città ci sono   Lo Sfuso, ottimo shop di birra artigianale italiana con qualche altra etichetta americana, che non chiamierei però propriamente beershop, e il Black Barrell negozio dedicato però più alle creazioni del birrificio stesso che ad altro.
D’altro canto l’arrivo in città di Renzo Losi, il lavoro svolto in questi anni da Oro Birra, unico pub ad avere fino ad ora una selezione artigianale degna di nota e, sopratutto, ad avere persone dietro al banco con la cultura per poter vendere quel tipo di birre. Sommato  al lavoro svolto dal Birrificio San Paolo, Birrificio Torino e dalla Piazza dei Mestieri, mi ha sempre dato la sensazione che quì c’è più offerta rispetto a quel che può e vuole assorbire il torinese medio, aggiungeteci poi che la città è finanziariamente in crisi nera e la birra artigianale non è proprio a buon mercato ed il quadro che ne risulta non è dei più rosei.
Teo MussoImmagine in questa sorta di landa desolata decide, però, di aprire un locale con 38 spine, 3 pompe e 100 etichette e ingaggia l’ennesima l’ennesima sfida della sua vita, prendendo in mano quella che fù casa Canada (e la ricordava veramente la casetta in Canadà)  ne sfrutta la struttura in vetro creando un  bellissimo locale, coloratissimo, con una personalità che si pone a metà strada tra il bistrot ed il locale gastrofighetto. Lui, che le sfide è abituate a vincerle, cala l’asso e si gioca questa ennesima partita credendo che Torino, la città ad un passo dalle langhe, possa davvero diventare capitale del nord staccando Milano (che al momento pare essere in vantaggio).
Siete tutti avvisati, c’è un mondo nuovo di sapori e aromi che non aspetta altro che i vostri nasi. Torino, SVEGLIA .E’ arrivato l’Open.
P.s il locale inaugurerà ufficialmente Venerdì 21 Marzo 2014 alle 18.30.
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NB: Mi è stato, giustamente, fatto notare che ho dimenticato Birra&Galuperie di Giaveno, realtà attivissima in quanto a degustazioni guidate ed eventi volti a divulgare la cultura brassicola in città. Chiedo venia e rimedio.
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