Tilquin draught geuze vs 3Fonteinen Oude Geuze (una piccola comparazione)

Ultimo arrivato nella famiglia sacra dei produttori/blender di birre acide in Belgio, la geuzerie Tilquin si pone come elemento che funge da spia (commerciale) di una sorta di rinascimento dello stile Sour belga che sembra essere ormai definitivamente fuori dal pericolo di estinzione anche, e soprattutto, per la passione dei sempre più numerosi estimatori che il genere sta mietendo in giro per il globo, e che vede l’Italia come un attore di primissimo piano sia grazie all’inarrestabile opera di recupero e di valorizzazione ad opera di Lorenzo Kuaska Dabove, sia all’innegabile gusto italiano che riesce ad apprezzare le sfumature di queste birre di non semplicissimo approccio.
Pierre Tilquin, 38 anni apre la sua geuzerie in Vallonia e rilascia il primo blend nel marzo 2001, il suo business plan è stato tutt’altro che semplice visto che per i primi due anni non ha potuto fare altro che investire denaro, ottenere Lambics da Boon, Lindemans, Girardin e Cantillon ed aspettare.
Inoltre , a dispetto dei puristi che vedono la geuze come un prodotto destinato solamente alla bottiglia, ha anche infustato una parte della produzione per cui andremo a parlare di una draught geuze visto che ho preso nota della versione alla spina.
Il colore è aranciato, leggermente velato, la schiuma ocra fine e di buona persistenza. Media carbonazione e medio corpo; gli aromi sono piacevolmente rustici e tipicamente da geuze per cui coperta di cavallo, uva bianca, menta fresca ed un accenno ferroso, ma tutti equilibrati molto bene  ed eleganti.
In bocca l’acidità è spiccata, risaltano i gusti acetici ma senza l’aggressività che ci si sarebbe aspettata dal naso, anzi la bevuta risulta molto fluida e piacevolmente accompagnata da un medio palato floreale che va a terminare in un astringenza marcata ma non esagerata.
Questa Tilquin alla spina pare essere una geuze ingentilita ed arrotondata, ma non addomesticata, che si presta ottimamente alla bevuta ripetuta, ai neofiti ed ai palati più delicati.
Di tutt’altra pasta la 3 Fonteinen Oude Geuze bevuta subito dopo in bottiglia, che presenta un naso decisamente più marcato e sbilanciato verso gli “aromi selvaggi” e con un acetico che colpisce già al naso, la birra si presenta al palato con un corpo più importante sia per consistenza che per la complessità di sapori caratterizzati da note acetichespiccate, da sentori legnosi e citrici terminando con un finale decisamente astringente ed asciutto.
Devo dire che personalmente ho preferito la 3Fonteinen e da profano concordo con i puristi che vedono la geuze come un prodotto destinato ad una lenta ma costante evoluzione in bottiglia nonostante ciò rimangono senz’altro due birre che richiedono e meritano dedizione per essere approfondite a dovere. [dLc]

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Cantillon Cuvée St-Gilloise (2010)

Birra prodotta la prima volta nel 2004 per festeggiare il centenario del primo scudetto vinto dalla “Union St. Gilles” football club di Bruxelles (squadra del cuore di Jean Van Roy)  e si trattasi di un omaggio piuttosto particolare in quanto è una delle rare volte in cui un produttore simbolo ed alfiere della tradizione si diletta  sperimentando.

Trattasi, quindi, di un geuze anomala in quanto vi è l’utilizzo di luppolo fresco (Hallertau) aggiunto a freddo al lambic che ha maturato per due anni in botti di quercia; l’aspetto è  un invitante  giallo leggermente ambrato e poco velato. La schiuma bianca, fine e abbastanza persistente.

Al naso l’aroma è soprendentemente diverso rispetto a quel che mi sarei aspettato: una bella nota vegetale accompagna sentori che richiamano l’ uva bianca  a cui si aggiunge una meravigliosa nota terrosa; arriva poi un leggero tocco  floreale (rosa) ed un accenno legnoso. Solo  in fondo si percepiscono  sentori brettati.

In bocca il corpo è medio e poco carbonato, i gusti sono prevalentemente citrici con un amaro vegetale che va a fare da ottimo complemento all’acidità in questo caso ben presente ma non eccessiva. Fianale secco, persistente e caratterizzato da note agrumate (buccia d’arancia). Una bella geuze, secca e rinfrescante e sarà interessante riprovarne una debitamente invecchiata tra qualche annetto in modo da valutare l’evoluzione del gusto luppolato, decisamente insolito per questo stile birrario. [dLc]

Paese: Belgio

Servita a 10°

ABV: 5%

Boon Geuze L’Ancienne (Brouwerij BOON)

Nuova incursione in casa Boon, celebre blender dedito alle fermentazioni spontanee belghe di cui mi aveva particolarmente colpito la Mariage Parfait, sebbene anche la sua Oude Kriek non sia affatto male. Questa Geuze scoppiettante almeno all’apertura della bottiglia (il tappo è saltato violentemente) appartiene alla stagione brassicola 2007-2008, nel bicchiere ha un bel colore oro antico, leggermente velato; la schiuma è bianca, fine e abbastanza persistente.

In bocca il corpo è abbastanza marcato anche grazie ad una carbonatazione importante che supportata dai 7 gradi alcolici non risulta affatto fastidiosa anzi dà una sensazione quasi da champagne in quanto a frizzantezza; gli aromi sono prevalentemente acetici, cui subentrano sentori polverosi, leggermente metallici  a cui fa eco un tocco di muffa/legnoso. Tutti abbastanza bilanciati e non molto aggressivi.

Al palato colpisce una nota nettamente dolce che emerge tra i tipici stridori acetici, la prevalenze è comunque quella della componente citrica ed agrumata con un finale lievemente caratterizzato da una presenza pepata che ricorda la menta, il finale è abbastanza persistente e secco.

Questa geuze a tratti ricorda un Brut, risulta in tutte le sue componente abbastanza equilibrata e poco  incisiva, forse è indicata particolarmente come introduzione alle fermentazioni spontanee e a chi non ne apprezza troppo le loro peculiarità (che in altri esemplari risultano decisamente più marcate). Non una cattiva rappresentante  dello stile forse solo un esemplare pò troppo blando. [dLc]

Paese: Belgio

Servita a 10°

ABV: 7%

Geuze Mariage Parfait (Brouwerij BOON)

Questo è per me il primissimo approccio alle birre caratterizzate da fermentazione spontanea, in realtà custodisco in cantina un Lambic di Cantillon da diversi mesi, ma fino ad ora non mi aveva ancora “chiamato” .  Ieri sera,invece, ho assaggiato questa Geuze “Marriage Porfait” e devo dire di essere rimasto tanto stupito quanto entusuasta.

La birra versata nel bicchiere esprime da subito una notevole personalità, gli aromi sono quelli letti e straletti dappertutto si parli di lambic: sudore, coperta di cavallo, ferro e sopratutto un odore di muffa che come per incanto mi ha mostrato per una frazione di secondo la vasca di fermentazione aperta in cui ha fermentato questo nettare. Detto così sembra forse strano ma  mi è sembrato realmente di stare in quella stanza per un istante, devo dire che è la prima volta che una cosa del genere accade e spero di non stare documentando in diretta il decadimento della mia (già fragile) psiche…

In bocca l’acidità si fa sentire in maniera predominante e sentori citrici uniti ad una dose di salinità vanno ad accompagnare una frizzantezza abbastanza spiccata che danno a questa particolarissima birra un’ euforia quasi champagnosa, da provare e riprovare. [dLc]