Ridgeway IPA

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Legata per storia e tradizione alla Brakspear Brewery, la Ridgeway è stata creata dal capomastro birraio Peter Scholey e rappresenta uno dei capisaldi della maestria brassicola inglese.

Questa India Pale Ale si rifà orgogliosamente alla tradizione della madrepatra, in etichetta si legge che nessun tipo di zucchero o sciroppo è stato aggiunto nel grist ed il CAMRA  riconosce  e certifica la qualità di questa birra, rifermentata in bottiglia, tramite il suo caratteristico logo.

Nel bicchiere questa IPA si presenta giallo dorata, lievemente opalescente e la schiuma è bianca, poco fine ed evanescente. Al naso l’attacco richiama  crosta di pane, miele, tofee, dopodichè arriva un ottimo floreale (fiori bianchi), una lieve resinosità, agrumi ed un ottimo accenno di albicocca. Il tutto è molto pulito e lineare.

In bocca il corpo è medio e  la carbonazione bassa; l’attacco è maltato segue un medio palato ricco di fiori, agrumi e una sapida mineralità. Il finale , come da “manuale IPA” è amaro, vegetale e molto lungo e persistente.

Se cercate una IPA alla moda probabilmente questo esemplare  vi lascerà un pò delusi, la sua austera eleganza inglese mal si colloca nel mezzo della sguaiata moda che ha preso il sopravvento negli ultimi anni, quì è tutto giocato sull’equilibrio tra malto e una luppolatura consistente ma mai eccessiva.

Ottima per accompagnare formaggi di capra e carni alla griglia, dissetante d’estate e carezzevole d’inverno,una birra con una bella personalità e tanto carattere. [dLc]

Servita a 10°, Gradazione: 5.50% Vol.

Mikkeller/Brewdog: I Hardcore You

Premettendo che non sono un appassionato sfegatato delle birre “estreme” e che questa bottiglia (che stranamente non riporta nessuna indicazione per quel che riguarda data e lotto di produzione) ha riposato nella mia cantina per un anno e mezzo circa, eccomi di fronte a questa collaborazione tra i due birrifici europei più innovativi della scena brassicola mondiale, anzi trattasi di un birrificio vero e proprio e Mikkeller (birraio itinerante e senza impianto).

Questa I Hardcore You, dicevamo, è un blend tra la scozzese Hardcore IPA e la danese I Beat You e  nel bicchiere la birra si mostra subito nel suo bel ramato carico leggermente velato, la schiuma èfine, ocra e abbastanza persistente.

L’aroma è decisamente intenso e complesso : l’attacco  caratterizzato dal caramello viene ricoperto poi da uno strato di tofeee e frutta secca, dopodichè arriva il resinoso (piney),  ananas, frutta a polpa gialla matura ed una bella nota agrumata che viene stemperata da una sensazione alcolica (fortunatamente) non  molto pungente e piuttosto liquorosa (penso  frutto della lunga maturazione in bottiglia).

In bocca il corpo è medio, così come la carbonazione e  si ripropongono sentori caramellati e di frutta secca a cui segue un bel fruttato “maturo”; in bocca risalta molto di più il tempo trascorso che ha decisamente portato note di sherry che non risultano affatto spiacevoli. Il finale è terroso/vegetale e molto lungo e persistente.

Devo dire che a dispetto della gradazione alcolica, dell’imponente luppolatura e del tempo trascorso questa Double Ipa  si è dimostrata estremamente beverina ed al contempo complessa ed intrigante. In abbinamento la vedrei bene con della carne rigorosamente alla brace per lasciare che le note maltate e di caramello accompagnino le note abbrustolite della carne, magari utilizzando qualche spezie per esaltare la abbondante luppolatura. Davvero buona. [dLc]

Paese: Danimarca/Scozia

Servita a 9°

ABV: 9.5%

Brewfist Spaceman

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il birrificio Brewfist ha aperto nel 2010, ha un immagine ed un immaginario giovane&fresco  (eccovi il loro blog) ed il 2011 è stato un’annata che ha dato loro diverse soddisfazioni; questa Spaceman, India Pale Ale, è un pò la loro flagship beer e dopo averla goduta un paio di volte alla spina ora mi trovo alla prova della bottiglia ( da 33 cl,nota di merito).

Nel bicchiere è di un giallo tendente all’arancio, decisamente opalescente. La schiuma è color ocra, fine e persistente.
Al naso dimostra di sapere il fatto suo: un bel mix agrumato da cui fuoriesce vincitore il mandarino (in buona compagnia col pompelmo)  che si va a sposare con sentori di melone e pesca e una punta resinosa.
In bocca il corpo è abbastanza importante ma comunque  risulta  alleggerito da una carbonazione consistente; al palato  dopo un breve attacco “mieloso” sopraggiungono note di  frutta esotica e melone e, anche qui, accenni resinosi che si vanno ad infrangere su un finale decisamente secco e vegetale che asciuga la bocca ed invita a continuare. Una birra davvero ben fatta che riesce a mascherare tranquilamente i 7% e nonostante i 70 ibu non risulta troppo estrema. Per essere aperti da così poco i ragazzi della Brewfist sono davvero sulla buona strada (anche considerando quella meraviglia che è la “Fear”) speriamo riescano a mantenere una certa costanza qualitativa nel tempo. [dLc]

Paese: Italia

Servita a 9°

ABV: 7%

Thornbridge – Jaipur

La storia di questo birrificio è di per sè una piccola favola, nato dall’unione  tra i coniugi Emma e Jim Harrison con David Eickett, proprierario del birrificio Kelham di Sheffield, e con Stefano Cossi, giovane  laureato in” Scienze dell’Alimentazione” presso l’Università di Udine.

La prima sede del birrificio era nel Derbyshire in un edificio fatiscente in cui Emma e Jim vi andavano a giocare fin da bambini, entro le vesti giacobine dell’edificio completamente rimesso a posto vi crearono una sala da ballo, una music hall, una cucina, una piscina, un bar sotterraneao e, dietro suggerimento di David, un piccolo birrificio allestito per lo più con l’acquisto di attrezzature di seconda mano.

Bene ,l’unione di queste quattro persone ha portato la Thornbridge Brewery a vincere la bellezza di  75 premi nei primi 3 anni di vita e la richiesta di birra in continuo aumento li ha costretti a spostarsi in un impianto ultramoderno nella vicina Blackwell.

Questa Jaipur è la flagship beer del birrificio, vincitrice di numerosi premi, tra cui la medaglia d’oro come miglior strong bitter al GBBF del 2008 è un delizioso tributo alle ipa tradizionali  filtrati dalla visione brassicola contemporanea. Nel bicchiere il colore giallo oro ed opalescente, la schiuma è bianca, fine e poco persistente.

Al naso i sentori sono di miele, frutta gialla, pompelmo e accenni lievemente erbacei con una prevalenza dei toni dolci che si amalgamano in maniera piuttosto elegante e sobria, in bocca il corpo è medio e quel che viene subito all’occhio è l’estremo bilanciamento dell’attacco dolce maltato con la luppolatura importante che va a terminare la beva con un ampio gusto erbaceo e vegetale a cui si sovrappone una lieve nota agrumata.Il finale è persistente e deliziosamente amaro.

Come ho già detto, non ho mai incontrato precedentemente una India Pale Ale così elegantemente calibrata e sapientemente equilibrata. Davvero una ottima birra. [dLc]

Pese: UK

Servita a 9°

ABV: 5.9%

Sierra Nevada Southern Hemisphere

Nella corsa al luppolo che ha visto gli americani come  attori protagonisti, iniziatori ed irrefrenabili sperimentatori amanti del magico fiore, ecco che la Sierra Nevada  fa la “mossa perfetta” e crea questa super pale ale.

Evidentemente dalle parti di Chico si sono chiesti come valorizzare al massimo l’utilizzo del luppolo è la risposta è stata tanto semplice quanto impegnativa ossia… si prende il luppolo appena raccolto e, naturalmente usandone in quantità industriali, lo si utilizza in tempi strettissimi. Questo è vero per questa “Southern Hemisphere” che utilizza luppoli della Nuova Zelanda raccolti durante la nostra primavera, che, messi immediatamente sull’aereo volano verso la California, ma è ancora più veritiero nel caso  della Northen Hemispere (in arrivo tra poco) visto che utilizza luppoli autoctoni e viene brassata in tempi strettissimi.

Questo raccolto del sud ci regala una birra che nel bicchiere si mostra di un bel ambrato carico e abbastanza velato; la  schiuma è fine, bianca  e poco persistente.

Al naso l’impatto è di un certo impatto , aromatica e persistente, questa birra esprime con potenza sentori terrosi, resinosi,  aghi di pino, una nota lievemente floreale e citrica si accompagna con una punta speziata, il tutto decisamente ben assemblato.

In bocca dimostra un buon corpo con una media carbonatazione che conferisce stabilità, i sentori virano verso gusti erbacei e lievemente terrosi, ancora fiori (mi viene in mente la violetta) e poi prende forma un amaro vegetale importante, di lunga persistenza che potrebbe disturbare qualcuno ma che, a mio parere conferisce un aurea d’imponente possenza a questa american ipa. Non di semplicissimo approccio ma molto buona. [dLc]

Paese: U.S.A

Servita a 10°

ABV: 6.7%

Fuller’s India Pale Ale

Creata dal birrificio londinese nel 2009 e destinata principalmente al mercato internazionale,  questa India Pale Ale rappresenta il confronto tra uno dei birrifici inglesi più antichi con uno degli stili autoctoni maggiormente in voga negli ultimi anni.

Questa è la prima Fuller’s Bottle Conditioned che mi trovo tra le mani e la tentazione di recuperarne il lievito è fortissima. Nel bicchiere la birra si presenta di un bel ramato carico e abbastanza velato, la schiuma è bianca, abbastanza fine  ed evanescente.

Al naso  si hanno i sentori tipicamente della Fuller’s, dico così perchè trovo  l’odore del malto della  London Pride  abbastanza caratteristico e lo percepisco nettamente anche quì, probabilmente è tutto merito dei lieviti usati in casa Fuller’s e della loro capacità caratterizzante. Ai sentori del miele si addossano aromi floreali, un bel agrumato e accenni lievemente terrosi.

In bocca il corpo è medio e ad un attacco ,dolce dato del malto, segue quasi immediata una esplosione agrumata (marmellata d’arancio) ben bilanciata da un amaro  pungente che porta con sè la piccantezza erbacea dei luppoli inglesi. Il finale è abbastanza lungo e moderatamente dry.

Una bella prova di stile da Fuller’s  che crea un IPA elegante e ben bilanciata in pieno stile inglese, beverina e mai banale . [dLc]

PAuese: Uk

Servita a 10°

ABV:5.3%

Brewdog.Ipa is Dead Vol.II (Bramling X)

[Segue…dal Vol.I]

Secondo assaggio della serire Ipa is Dead di casa Brewdog. Questa volta abbiamo a che fare con la single hop di Bramling X, luppolatura europea quindi.

Il Bramling Cross è ottenuto dall’incrocio tra l’inglesissimo Golding ed un luppolo selvatico del Manitoba ed è uno dei luppoli protagonisti degli ultimi tempi brassicoli in giro per il globo.

Questa ipa ha un colore ramato carico e si dimostra  decisamente opalescemte. La schiuma è beige, fine e poco persistente.

Al naso l’attacco non è troppo intenso ed anche la persistenza lascia un pò a desiderare (sopratutto considerando il dry hopping dichiarato dalla casa) sentori di frutta rossa, pera ed una leggera  nota di cacao si accompagnano ad un accenno lievemente terroso.

In bocca la consistenza è buona, anche quì ritroviamo sentori fruttati (pera e albicocca) e  terrosi accompagnati da un accenno di calore data dalla gradazione alcolica (siamo comunque a 7.5%)  che vanno a spegnersi su un finale piuttosto erbaceo e di media persistenza. Non male, sopratutto se paragonata alla piattezza della Nelson, da provare almeno una volta se non altro per identificare appieno le peculiarità di questo luppolo e considerarne le potenzialità. [dLc]

Paese: Scozia

Servita a 8°

ABV: 7.5%