De Dolle Extra Export Stout

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Fonte di ispirazione infinita per homebrewers ed appassionati di birra di tutto il mondo, i “birrai matti” di Esen hanno fatto, nel corso degli anni, dell’estro genialoide una delle peculiarità della loro produzione brassicola.

La storia del birrificio situato nelle fiandre occidentali è nota a tutti ( in caso contrario  la potete leggere qui ) , le loro birre rappresentano uno dei picchi della produzione belga (per la serie “giganti tra i giganti”) e questa che ho in mano è la loro personale declinazione dello stile Stout.

Il colore, come da copinione è un nero impenetrabile, la schiuma pannosa, fine e beige;

il naso si dimostra un caleidoscopio inebriante di profumi che tendono a diversificarsi col passare del tempo, si parte dai classici aromi tostati (caffè e un tocco di cioccolata) a cui si aggiunge un punta affumicata per poi  evolvere in aromi che richiamano la china, sciroppo d’acero, caramello, frutta rossa e ribes. Non manca anche una certa vinosità ed un leggero etilico riscaldante.

In bocca il corpo è medio e media anche la carbonazione, la birra si ripropone elegantemente con un attacco torrefatto ed un medio palato rotondo ed elegante che richiama frutta rossa e ribes, un tocco di nocciola ci porta ad un finale rotondo ed armonioso, lievemente vinoso ed alcolico.

Indubbiamente una interpretazione dello stile inglese del tutto personale che ha dato vita ad una birra profonda e complessa, da gustare con molta calma e  che riesce ad esprimere appieno le qualità del birrifico De Dolle.

Nazione: Belgio, ABV: 9%, Servita a 11°

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De Dochter van de Korenaar L’Enfant Terrible

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Creatura strana ed enigmatica questa Enfant Terrible di De Dochter van de Korenaar, partendo dall’etichetta questa  birra viene definita “A special, geuze-style ale brewed with wild yeast” e sopratutto spicca la scritta “Serve very Cold!“.

Ora, in quanto alla definizione di geuze-style ale  immagino che sia riferita ad una questione geografica (il birrificio si trova a Baarle Hertog, enclave belga in territorio olandese) o, ipotesi più probabile, al fatto che questa birra non sia un blend di due o più lambic.  Per quel che riguarda il “servire molto fredda!” mi è sembrato proprio un suggerimento fuori luogo infatti non l’ho seguito ( e consiglio di non farlo), una birra con un profilo aromatico così ricercato verrebbe irrimediabilmente corrotta da temperature molto fredde

La base di questa Enfant Terrible è la Bravoure, belgian smoked ale di casa messa a fermentare in botti di rovere con l’aggiunta di Bretttanomyces e Lactobacillus, dopo circa sei mesi viene imbottigliata e lasciata a rifermentare per altri due mesi prima di essere immessa sul mercato.

Nel bicchiere il colore è un invitante arancio lievemente opalescente sormontato da una schiuma fine, ocra e abbastanza persistente.

Il naso è decisamente interessante e complesso, da subito si notano vividi gli aromi tipici dei lieviti selvaggi con la presenza di note stallatiche, cuoio e muffa a cui si affianca in maniera sorpendente una pennellata di torba che contibuisce a rendere il tutto molto rustico. Seguono note fruttate  (frutta rossa, pesca, ananas maturo) ed una certa salinità data dalla persistenza della nota affumicata.

In bocca il corpo è medio così come la carbonazione è vivace, l’attacco è caraterizzato dall’infezione lattica ben evidente anche se non troppo aggressiva, manca un pò di corpo nel mezzo ma si percepisce comunque  una bella nota agrumata, il finale è secco ed esprime con grande forza un accento terroso, vegetale e torbato.

Una birra desamente particolare nel suo carattere che riesce a coniugare le asprezze delle fermentazioni spontanee alla voluttuosità dell’affumicatura, complessa ma al tempo stesso di facile approccio. La vedrei bene ad accompagnare del salmone affumicato. [dLc]

Nazione Belgio, ABV 7%, Servita a 10°.

Tilquin draught geuze vs 3Fonteinen Oude Geuze (una piccola comparazione)

Ultimo arrivato nella famiglia sacra dei produttori/blender di birre acide in Belgio, la geuzerie Tilquin si pone come elemento che funge da spia (commerciale) di una sorta di rinascimento dello stile Sour belga che sembra essere ormai definitivamente fuori dal pericolo di estinzione anche, e soprattutto, per la passione dei sempre più numerosi estimatori che il genere sta mietendo in giro per il globo, e che vede l’Italia come un attore di primissimo piano sia grazie all’inarrestabile opera di recupero e di valorizzazione ad opera di Lorenzo Kuaska Dabove, sia all’innegabile gusto italiano che riesce ad apprezzare le sfumature di queste birre di non semplicissimo approccio.
Pierre Tilquin, 38 anni apre la sua geuzerie in Vallonia e rilascia il primo blend nel marzo 2001, il suo business plan è stato tutt’altro che semplice visto che per i primi due anni non ha potuto fare altro che investire denaro, ottenere Lambics da Boon, Lindemans, Girardin e Cantillon ed aspettare.
Inoltre , a dispetto dei puristi che vedono la geuze come un prodotto destinato solamente alla bottiglia, ha anche infustato una parte della produzione per cui andremo a parlare di una draught geuze visto che ho preso nota della versione alla spina.
Il colore è aranciato, leggermente velato, la schiuma ocra fine e di buona persistenza. Media carbonazione e medio corpo; gli aromi sono piacevolmente rustici e tipicamente da geuze per cui coperta di cavallo, uva bianca, menta fresca ed un accenno ferroso, ma tutti equilibrati molto bene  ed eleganti.
In bocca l’acidità è spiccata, risaltano i gusti acetici ma senza l’aggressività che ci si sarebbe aspettata dal naso, anzi la bevuta risulta molto fluida e piacevolmente accompagnata da un medio palato floreale che va a terminare in un astringenza marcata ma non esagerata.
Questa Tilquin alla spina pare essere una geuze ingentilita ed arrotondata, ma non addomesticata, che si presta ottimamente alla bevuta ripetuta, ai neofiti ed ai palati più delicati.
Di tutt’altra pasta la 3 Fonteinen Oude Geuze bevuta subito dopo in bottiglia, che presenta un naso decisamente più marcato e sbilanciato verso gli “aromi selvaggi” e con un acetico che colpisce già al naso, la birra si presenta al palato con un corpo più importante sia per consistenza che per la complessità di sapori caratterizzati da note acetichespiccate, da sentori legnosi e citrici terminando con un finale decisamente astringente ed asciutto.
Devo dire che personalmente ho preferito la 3Fonteinen e da profano concordo con i puristi che vedono la geuze come un prodotto destinato ad una lenta ma costante evoluzione in bottiglia nonostante ciò rimangono senz’altro due birre che richiedono e meritano dedizione per essere approfondite a dovere. [dLc]

Pater Lieven Blanche


Cosa ci potrà mai essere di meglio di una birra wit con il primo vero giorno d’estate del 2012? Si, forse una saison, hai ragione ma…
Direttamente dal villaggio di St. Lieven-Esse, nelle Ardenne Fiamminghe, ossia la casa della Van den Bossche brouwerij arriva questa Pater Lieven: nel bicchiere il colore è oro antico, molto opalescente e con una schiuma bianca, ma poco fine e, sopratutto, poco persistente.

L’aroma si presenta bene però con  con le sue note di miele millefiori, fieno, coriandolo, pepe, un delicato tocco floreale (sembra lavanda) e per terminare ecco una scorza d’arancia che va a chiudere il tutto.

In bocca colpisce l’alta carbonazione che cozza decisamente con la poca schiuma creatasi nel versare la birra (tenendo conto che si tratta di una wit, quindi VOGLIAMO più schiuma di quellache ha espresso questa birra) ed il corpo è decisamente watery, forse troppo.

L’attacco è maltato, poi subito arriva un accenno floreale ed infine ecco la chiusura inaspettatamente amara per lo stile.Purtoppo la beva risulta molto scavata nel mezzo, tra l’attacco ed il finale passa davvero troppo poco (tempo e sostanza), solo una lieve acidità mi fa percepire qualcosa di distinto, per il resto  la birra manca di pulizia e scorrevolezza.

Ammetto una mezza delusione: birra che al naso prometteva bene, ma poi in bocca si dimostra troppo confusa e con poca personalità; probabilmente una bottiglia maltrattata dalla distribuzione, visto che in giro ne ho letto abbastanza bene. [dLc]

Paese: Belgio

Servita a 8°

ABV: 4.5%

Boon Oude Kriek 2006

Questa Kriek tradizionale di casa Boon si presenta spavaldamente con i suoi  400 grammi di ciliegie per litro messo a macerare per circa sei mesi in botti contenenti Lambic;   fortunatamente  non vi è nessuna traccia di  sciroppi o succedanei aggiunti, trattasi, anzi,  di una verace fermentazione spontanea che riporta nel bicchiere sentori ancestrali e  un profondo eco che richiama a gran voce  il dovuto rispetto verso  sapori “veri” e profondi.

Nel bicchiere l’aspetto è di un rosso profondo, quasi rubino; la schiuma è fine, persistente e rosacea, al naso si sprigiona la danza tra il forte odore di ciliegia e gli aromi tipici delle fermentazioni spontanee per cui sentori stantii, muffa, metallico, sangue, una presenza di grasso/olio meccanico, nel finale piacevolmente affiora anche una presenza mentolata.; come al solito con birre di questa tipologia il caleidoscopio olfattivo è molto complesso e in continua evoluzione.

In bocca il corpo è medio, una buona carbonazione accentua i sentori acidi; l’attacco è quello fruttato della ciliegia a cui si aggiunge immediatamente una nota acida molto pronunciata, tra cui emergono comunque, ben distinguibili,  note di mela acerba, legno ed una discreta astringenza che porta verso una chiusura decisamente secca. Media la persistenza finale.

Una birra che richiede una certa dose di  concentrazione ma che, in linea con la tipologia cui appartiene è in grado di esprimere evoluzione e profondità come poche altre sanno fare, nella fase finale l’abbiamo abbinata ad un dolce  al mascarpone  che ha ingentilito l’acidità risaltando il fruttato di questa ottima birra. [dLc]

Paese: Belgio

Servita a 9°

ABV: 6,5%

Cantillon Cuvée St-Gilloise (2010)

Birra prodotta la prima volta nel 2004 per festeggiare il centenario del primo scudetto vinto dalla “Union St. Gilles” football club di Bruxelles (squadra del cuore di Jean Van Roy)  e si trattasi di un omaggio piuttosto particolare in quanto è una delle rare volte in cui un produttore simbolo ed alfiere della tradizione si diletta  sperimentando.

Trattasi, quindi, di un geuze anomala in quanto vi è l’utilizzo di luppolo fresco (Hallertau) aggiunto a freddo al lambic che ha maturato per due anni in botti di quercia; l’aspetto è  un invitante  giallo leggermente ambrato e poco velato. La schiuma bianca, fine e abbastanza persistente.

Al naso l’aroma è soprendentemente diverso rispetto a quel che mi sarei aspettato: una bella nota vegetale accompagna sentori che richiamano l’ uva bianca  a cui si aggiunge una meravigliosa nota terrosa; arriva poi un leggero tocco  floreale (rosa) ed un accenno legnoso. Solo  in fondo si percepiscono  sentori brettati.

In bocca il corpo è medio e poco carbonato, i gusti sono prevalentemente citrici con un amaro vegetale che va a fare da ottimo complemento all’acidità in questo caso ben presente ma non eccessiva. Fianale secco, persistente e caratterizzato da note agrumate (buccia d’arancia). Una bella geuze, secca e rinfrescante e sarà interessante riprovarne una debitamente invecchiata tra qualche annetto in modo da valutare l’evoluzione del gusto luppolato, decisamente insolito per questo stile birrario. [dLc]

Paese: Belgio

Servita a 10°

ABV: 5%

Boon Geuze L’Ancienne (Brouwerij BOON)

Nuova incursione in casa Boon, celebre blender dedito alle fermentazioni spontanee belghe di cui mi aveva particolarmente colpito la Mariage Parfait, sebbene anche la sua Oude Kriek non sia affatto male. Questa Geuze scoppiettante almeno all’apertura della bottiglia (il tappo è saltato violentemente) appartiene alla stagione brassicola 2007-2008, nel bicchiere ha un bel colore oro antico, leggermente velato; la schiuma è bianca, fine e abbastanza persistente.

In bocca il corpo è abbastanza marcato anche grazie ad una carbonatazione importante che supportata dai 7 gradi alcolici non risulta affatto fastidiosa anzi dà una sensazione quasi da champagne in quanto a frizzantezza; gli aromi sono prevalentemente acetici, cui subentrano sentori polverosi, leggermente metallici  a cui fa eco un tocco di muffa/legnoso. Tutti abbastanza bilanciati e non molto aggressivi.

Al palato colpisce una nota nettamente dolce che emerge tra i tipici stridori acetici, la prevalenze è comunque quella della componente citrica ed agrumata con un finale lievemente caratterizzato da una presenza pepata che ricorda la menta, il finale è abbastanza persistente e secco.

Questa geuze a tratti ricorda un Brut, risulta in tutte le sue componente abbastanza equilibrata e poco  incisiva, forse è indicata particolarmente come introduzione alle fermentazioni spontanee e a chi non ne apprezza troppo le loro peculiarità (che in altri esemplari risultano decisamente più marcate). Non una cattiva rappresentante  dello stile forse solo un esemplare pò troppo blando. [dLc]

Paese: Belgio

Servita a 10°

ABV: 7%