Williams Brothers Joker IPA

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Williams Bros Brewing Co è nota ai più come il  microbirrificio scozzese a conduzione familiare che porta avanti la tradizione produttiva  che prevede  l’utilizzo di edera nel processo brassicolo.  Questa Joker che ho in mano, invece, è la loro interpretazione dello Stile India Pale Ale.
Nel bicchiere colpisce subito per il colore giallo dorato, decisamente più chiara rispetto alla norma delle IPA contemporanee ed effettivamente tra gli ingredienti si nota un pale Crystal oltre alla presenza di malto Vienna a dare colore alla birra; la schiuma è bianca, fine e poco persistente.
Il naso è fresco e leggero, tutto giocato sull’equilibrio tra il miele d’apertura ed una bella nota floreale e, soprattutto, fruttata con note di pesca, cedro e ananas.
In bocca il corpo è medio basso e la carbonazione media, ad un attacco mielato si contrappone subito una nota agrumata che richiama  il mandarino e un tocco d’ananas; il finale è abbastanza secco e porta con sé lievi note vegetali.
Una IPA leggera e beverina, che gioca tutto sull’equilibrio, la definirei una interpretazione dello stile dal carattere anglosassone ma che strizza l’occhio agli Stati Uniti pur essendo molto lontana dalle bombe iperluppolate e dalle “consistenze amaricate” made in U.S.A.  La consiglierei in aperitivo, con la bella stagione  e senza troppi pensieri…[dLc]

Servita a 9°, ABV 5%.

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Ridgeway IPA

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Legata per storia e tradizione alla Brakspear Brewery, la Ridgeway è stata creata dal capomastro birraio Peter Scholey e rappresenta uno dei capisaldi della maestria brassicola inglese.

Questa India Pale Ale si rifà orgogliosamente alla tradizione della madrepatra, in etichetta si legge che nessun tipo di zucchero o sciroppo è stato aggiunto nel grist ed il CAMRA  riconosce  e certifica la qualità di questa birra, rifermentata in bottiglia, tramite il suo caratteristico logo.

Nel bicchiere questa IPA si presenta giallo dorata, lievemente opalescente e la schiuma è bianca, poco fine ed evanescente. Al naso l’attacco richiama  crosta di pane, miele, tofee, dopodichè arriva un ottimo floreale (fiori bianchi), una lieve resinosità, agrumi ed un ottimo accenno di albicocca. Il tutto è molto pulito e lineare.

In bocca il corpo è medio e  la carbonazione bassa; l’attacco è maltato segue un medio palato ricco di fiori, agrumi e una sapida mineralità. Il finale , come da “manuale IPA” è amaro, vegetale e molto lungo e persistente.

Se cercate una IPA alla moda probabilmente questo esemplare  vi lascerà un pò delusi, la sua austera eleganza inglese mal si colloca nel mezzo della sguaiata moda che ha preso il sopravvento negli ultimi anni, quì è tutto giocato sull’equilibrio tra malto e una luppolatura consistente ma mai eccessiva.

Ottima per accompagnare formaggi di capra e carni alla griglia, dissetante d’estate e carezzevole d’inverno,una birra con una bella personalità e tanto carattere. [dLc]

Servita a 10°, Gradazione: 5.50% Vol.

[Homebrewing] -Vatted Stale Indian Pale Ale

Proprio come afferma Max Faraggi nel suo bell’articolo sui leviti selvaggi, prima o poi chi si cimenta con la produzione di birra si vuole/deve confrontare con i brettanomyces, per quanto mi riguarda pur senza la minima “velleità artistica” e a seguito della trecentesima rilettura di Radical Brewing mi sono indirizzato verso una piccola sperimentazione casalinga , ma andiamo con ordine…
Radical Brewing è un magnifico libro scritto da Randy Mosher in cui l’autore americano, vero e proprio decano degli homebrewers mondiali ripercorre con passione palpabile la storia dell’arte brassicola fornendo preziose informazioni e tantissime ricette per l’homebrewing.

Tra queste vi è anche quella della Vatted Stale IPA , tentativo di riproduzione di una India Pale Ale dell’epoca coloniale, per cui una birra abbastanza muscolosa e luppolata da dimenticare per qualche mese in un fermentatore con oaks chips (nel mio caso francesi a media tostatura) ed inoculare il Brettanomyces Claussenii in modo da ricreare i caratteristici sentori stantii di una birra invecchiata in botte ed infettata dal particolare lievito inglese.

Affascinato da questa ricetta ho lievemente rielaborato la ricetta adattandola alle mie capacità ed ecco la mia versione:

Batch Size 20 lt
3 kg Muntons Dry Extract
1.5 kg Thomas Fawcett Maris Otter Malt
500 gr Munich Malt
270 gr Crystal 90L

Luppoli:
boil 60 min 65gr Northern Brewer ~AA 10.0
boil 30 min 50gr Saaz ~ AA 3.5
boil 30 min 20gr Styrian Goldings ~AA 5.4
boil 5 min 140gr East Kent Goldings ~AA 5.0

OG 1,070, 28° EBC, 95 IBU
Fermentazione primaria Safale S-04

La Vatted Stale Ipa al quarto mese di fermentazione

Dopo circa Quattro mesi nel fermentatore di acciaio in cui è stato inoculato il bretta, la patina dell’infezione è presente come da manuale, non manca qualche bolla ed il sacchetto in cui sono contenuti i chips è ricco di peluria e piccole muffe.
All’apertura del fermentatore il caratteristico odore stantio è già ben presente, si fanno sentire inoltre aromi di frutta esotica matura, muffa e note legnose, in bocca la birra è ancora molto aggressiva soprattutto nella sua componente amara (lunga e persistente), la consistente gradazione di unità di amaro è stata pensata così alta proprio perché questa è una birra destinata alla lunga maturazione e l’amaro tende a scemare col tempo.
Rispetto alla ricetta originaria ho avuto una bassa efficienza quindi mi sarei aspettato una cosa leggermente più bilanciata, invece il rapporto BU:GU è di 1.14 ed il corpo è meno presente di quel che volevo e al momento non è presente alcuna nota acida.

Tra un mesetto circa aggiungerò zucchero per il priming ed imbottiglierò, mi aspetto una bella evoluzione nel prossimo anno soprattutto dal punto di vista aromatico considerando l’ottimo gioco tra luppolatura generosa e lieviti selvaggi.

Birra del Borgo ReAle 7° Anniversario (affinata in legno)

Birra realizzata appositamente per il compleanno di Birra del Borgo, per la degustazione della 7 originale vi rimando all’ottimo Una Birra al giorno, invece questa che ho tra le mani è un’edizione speciale essendo maturata in tini da 30 hl per sei mesi e rifermentata con lieviti da spumante.

Da subito salta agli occhi la descrizione degli ingredienti che comprendono, oltre ai soliti malto, luppolo, lievito, zucchero ed acqua anche rooibos, arancia e zenzero.

Nel bicchiere il colore è un promettente ambrato carico, la schiuma sfoggia bel colore ocra, e si dimostra fine e persistente.

Al naso la birra si rivela molto pulita ed è caratterizzata da un’ottima complessità: alla base di caramello si aggiungono vìa vìa frutta rossa, frutta tropicale (ananas su tutto), le note legnose, zenzero, buccia d’arancia, aromi terrosi e di tabacco; non manca neppure un leggero accenno da lieviti selvaggi che sembra stia per prendere coraggio e far sua la birra (ancora qualche mese secondo me e comparirà l’acidità tipica).

In bocca il corpo è sorpendentemente leggero e la carbonazione media; la 7 appare ora maggiormente centrata nei suoi sapori: caramello, agrumi, zenzero ed una ottima presenza resinosa. La chiusura è secca e caratterizzata da un amaro vegetale abbastanza persistente.

A parer mio una reinterpretazione coraggiosa ed interessante da bere con attenzione, molto interessante il confronto tra le spezie inusuali ed i sentori rilasciati dall’affinamento in legno, data la particolarità della birra non l’abbinerei con alcunchè, il rischio di una partita persa con lo speziato no fa per me. [dLc]

Paese: Italia

ABV: 6,4%

Servita a 10°

St. Peter’s India Pale Ale

Nuovamente nel Suffolk con un altro prodotto di casa St.Peter’s, onestamente avevo sentito voci abbastanza contrariate rispetto questa India Pale Ale e quindi la cattiva pubblicità ancora una volta ha fatto il suo effetto ed eccomi quì con una delle bottiglie “incriminate” tra le mani…

Il colore è di un bel ambrato tendente al ramato, molto british, la schiuma è bianca, poco fine e poco persistente. Direi che fino ad ora ci siamo.

Il naso si mostra decisamente debole se comparato alle IPA a cui siamo abituati, nonostante ciò dimostra una buona qualità infatti seppur in maniera troppo gentile, belle note citriche ed agrumate si fanno strada tra note di crosta di pane e di fiori bianchi. In bocca il corpo è medio, un bel mouthfeel accompagna sentori di miele d’acacia, marmellata di arancia e un tocco leggermente polveroso. Il finale è abbastanza persistente e moderatamente amaro con lievi note erbacee. Una buona birra, consiglierei umilmente di cambiarne lo stile dichiarato in etichetta, sarebbe una buona Special Bitter perchè chiamarla scarsa India Pale Ale? [dLc]

Stato: Uk

Temperatura: 10°

ABV: 5.5%

Thornbridge – Jaipur

La storia di questo birrificio è di per sè una piccola favola, nato dall’unione  tra i coniugi Emma e Jim Harrison con David Eickett, proprierario del birrificio Kelham di Sheffield, e con Stefano Cossi, giovane  laureato in” Scienze dell’Alimentazione” presso l’Università di Udine.

La prima sede del birrificio era nel Derbyshire in un edificio fatiscente in cui Emma e Jim vi andavano a giocare fin da bambini, entro le vesti giacobine dell’edificio completamente rimesso a posto vi crearono una sala da ballo, una music hall, una cucina, una piscina, un bar sotterraneao e, dietro suggerimento di David, un piccolo birrificio allestito per lo più con l’acquisto di attrezzature di seconda mano.

Bene ,l’unione di queste quattro persone ha portato la Thornbridge Brewery a vincere la bellezza di  75 premi nei primi 3 anni di vita e la richiesta di birra in continuo aumento li ha costretti a spostarsi in un impianto ultramoderno nella vicina Blackwell.

Questa Jaipur è la flagship beer del birrificio, vincitrice di numerosi premi, tra cui la medaglia d’oro come miglior strong bitter al GBBF del 2008 è un delizioso tributo alle ipa tradizionali  filtrati dalla visione brassicola contemporanea. Nel bicchiere il colore giallo oro ed opalescente, la schiuma è bianca, fine e poco persistente.

Al naso i sentori sono di miele, frutta gialla, pompelmo e accenni lievemente erbacei con una prevalenza dei toni dolci che si amalgamano in maniera piuttosto elegante e sobria, in bocca il corpo è medio e quel che viene subito all’occhio è l’estremo bilanciamento dell’attacco dolce maltato con la luppolatura importante che va a terminare la beva con un ampio gusto erbaceo e vegetale a cui si sovrappone una lieve nota agrumata.Il finale è persistente e deliziosamente amaro.

Come ho già detto, non ho mai incontrato precedentemente una India Pale Ale così elegantemente calibrata e sapientemente equilibrata. Davvero una ottima birra. [dLc]

Pese: UK

Servita a 9°

ABV: 5.9%

Sierra Nevada Southern Hemisphere

Nella corsa al luppolo che ha visto gli americani come  attori protagonisti, iniziatori ed irrefrenabili sperimentatori amanti del magico fiore, ecco che la Sierra Nevada  fa la “mossa perfetta” e crea questa super pale ale.

Evidentemente dalle parti di Chico si sono chiesti come valorizzare al massimo l’utilizzo del luppolo è la risposta è stata tanto semplice quanto impegnativa ossia… si prende il luppolo appena raccolto e, naturalmente usandone in quantità industriali, lo si utilizza in tempi strettissimi. Questo è vero per questa “Southern Hemisphere” che utilizza luppoli della Nuova Zelanda raccolti durante la nostra primavera, che, messi immediatamente sull’aereo volano verso la California, ma è ancora più veritiero nel caso  della Northen Hemispere (in arrivo tra poco) visto che utilizza luppoli autoctoni e viene brassata in tempi strettissimi.

Questo raccolto del sud ci regala una birra che nel bicchiere si mostra di un bel ambrato carico e abbastanza velato; la  schiuma è fine, bianca  e poco persistente.

Al naso l’impatto è di un certo impatto , aromatica e persistente, questa birra esprime con potenza sentori terrosi, resinosi,  aghi di pino, una nota lievemente floreale e citrica si accompagna con una punta speziata, il tutto decisamente ben assemblato.

In bocca dimostra un buon corpo con una media carbonatazione che conferisce stabilità, i sentori virano verso gusti erbacei e lievemente terrosi, ancora fiori (mi viene in mente la violetta) e poi prende forma un amaro vegetale importante, di lunga persistenza che potrebbe disturbare qualcuno ma che, a mio parere conferisce un aurea d’imponente possenza a questa american ipa. Non di semplicissimo approccio ma molto buona. [dLc]

Paese: U.S.A

Servita a 10°

ABV: 6.7%